Quando i ragazzi vanno dallo psicologo

Pubblicato il 1 aprile 2014 | Categoria: La psicologia dei ragazzi, Psicologia

Adolscenza: tappa delicata del nostro percorso di vita

L’adolescenza, si sa, è una tappa fondamentale del nostro percorso di vita. Croce e delizia: gli anni della spensieratezza e delle prime scoperte importanti, ma anche anni di cambiamenti. Trasformazioni fisiche in primis, ma mutamenti anche morali, interiori, psicologici. Nascono così i primi battibecchi con la famiglia, le prime paturnie amorose, il conflitto con l’ambiente scolastico, la paura dell’abbandono del mondo infantile. Una sorta di limbo, insomma, che ci prepara ad entrare nel mondo degli adulti.

Gli adolescenti e la terapia psicologica

Questo momento “multiforme e vario” è spesso foriero di problematiche psicologiche nell’adolescente, che possono essere facilmente superate grazie ad un supporto psicologico. Analisti e psicologi possono essere quella boa che ancora l’adolescente in un mare in tempesta di emozioni.

Molti giovani, però, sono reticenti: credono che rivolgersi ad uno psicologo sia disdicevole o peggio ancora qualcosa di cui vergognarsi. Rivolgersi ad uno specialista non vuol dire assolutamente essere pazzi o gravemente malati, ma semplicemente cercare un supporto in un momento delicato della nostra vita. Psicologi e psichiatri curano il nostro lato interiore, così come un dermatologo la nostra pelle o un ortopedico le nostre ossa.

Definire la “salute mentale”

La salute è un concetto complesso. Molto spesso viene definita solo in base al suo concetto opposto, ovvero la malattia. Ma la salute è molto altro: è uno stato di benessere fisico, psichico e sociale. Quindi fondamentale per il nostro grado di salute tout court, sarà il lato psicologico del singolo e il rapporto che questi intrattiene con il mondo che lo circonda.
Il nostro benessere mentale si basa sui nostri pensieri, sentimenti, sensazioni, azioni che si plasmano in base a differenti contesti e situazioni.
I problemi a livello mentale sopraggiungono quando tali sentimenti ed azioni creano dei problemi nelle nostre vite. Una sorta di dissonanza insomma.
Questo gap si crea in ognuno di noi, ma quando si acutizza, si accentua nel tempo sfocia in problematiche serie.

Quando bisogna rivolgersi a uno specialista?

Bisognerà rivolgersi a uno specialista quando si presentano nell’adolescente casi di:

  • condizioni mediche alterate. Ad esempio dopo un incidente, durante la riabilitazione, durante un periodo di down;
  • violenza, verso se stessi e verso gli altri;
  • stress, che se in piccole dosi può essere uno sprono, in condizioni esasperate diventa causa di problematiche ancor più gravi;
  • lutto o perdita. La scomparsa di un caro o l’allontanamento di un amico sono cause di grande sofferenze mentale. Dovranno, quindi, essere elaborate in modo giusto.

Tutti questi elementi, portano alla formazione di personalità borderline. A tal proposito il Dr. Guglielmo Campione afferma che “con l’adolescenza si possono iniziare ad intravedere sintomi di organizzazione di personalità borderline.
Le cause scatenanti, intese non come cause determinanti ma come vulnerabilità biologica, sono l’ambiente familiare abbandonico, trascurante o ossessivo, l’attaccamento disorganizzato nei primissimi anni dell’accudimento, eventi di vita stressanti, come lutti, separazioni, insuccessi, conflitti relazionali ecc. Il consiglio è quello di andare in psicoterapia“.

Le diverse tipologie terapeutiche

In base al tipo di problematiche si differenziano varie tipologie di approccio terapeutico:

  • terapia individuale: un vis-à-vis tra medico e paziente. Un rapporto duale e dialogico, senza interposizioni. Il face to face aiuta il ragazzo ad aprirsi, ad esternare le sensazioni che prova in quel determinato momento e verso una determinata circostanza. Le sedute durano in genere 50 minuti ed hanno una cadenza settimanale che varia in base alla gravità del problema. Il lavoro combinato, però, non basta: molto spesso il ragazzo dovrà svolgere dei “compiti” e superare determinate paure.
  • Terapia di gruppo: il soggetto, in questo caso, impara ad affrontare le proprie problematiche confrontandosi con dei coetanei. Si valorizza l’ascolto attivo e la comprensione del mondo altrui. I gruppi sono composti in genere da 5 persone e le sedute durano in media 90 minuti. L’ingresso nel gruppo può essere nelle prime fasi complesso.
  • Terapia familiare, che include tutto il nucleo primario di parenti (genitori e fratelli), per la discussione “corale” delle problematiche relazionali.

Le tempistiche della terapia si differenziano da persona a persona e soprattutto in base alla tipologia di problema. Molte volte la terapia è veloce (anche meno di un anno), altre è ben più complessa e lunga.

La figura dello psicologo

Personaggio chiave della relazione psicologica è lo psicologo. Lo specialista in tematiche adolescenziali dovrà potenziare il giovane, che dovrà confrontarsi con problemi che sembrano insormontabili. Fondamentale sarà il self-empowerment ovvero la capacità di percepirsi come potenzialmente in grado di mobilitare risorse personali per fronteggiare in modo adeguato i problemi, di sentirsi competenti e consapevoli del legame esistente fra le azioni e i risultati ottenuti.

Il paziente dovrà instaurare un rapporto di fiducia con il suo psicologo: qualora non dovesse trovarsi a suo agio potrà cambiarlo tranquillamente, cercando quello ad hoc per lui.

Va ricordato, però, che lo psicologo non farà scomparire il problema. fondamentale sarà l’apporto del giovane, che dovrà seguire i suoi consigli, svolgere i compiti da lui assegnati e credere nella terapia stessa.