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Attività fisica e infarto: può il movimento predire la salute del cuore?

Attività fisica e infarto: può il movimento predire la salute del cuore?

Uno studio su JAMA Cardiology mostra che il calo dell’attività fisica può può indicare l’insorgenza di malattie cardiache. Ecco perché è un segnale da non ignorare.

Quanto può rivelarsi importante l’attività fisica nel prevedere la comparsa di problematiche cardiache? Un nuovo studio, ideato per comprendere come stile di vita, salute e cuore cambino nel corso del tempo, ha svelato che il corpo potrebbe “parlare” molto prima che compaiano i sintomi di una malattia cardiovascolare. 

Secondo la ricerca, pubblicata su JAMA Cardiology e condotta nell’ambito del progetto CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults), le persone che nel corso della vita hanno ridotto progressivamente l’attività fisica da moderata a intensa presentano un rischio più elevato di infarto, ictus o scompenso cardiaco.

Ma qual é il dato più sorprendente? Vediamo lo studio.

Come il declino dell’attività fisica predice ictus e infarti: lo studio

Il declino del movimento inizia fino a 12 anni prima dell’evento cardiovascolare (infarto, ictus).

Lo studio, ha coinvolto oltre 3.000 partecipanti seguiti per quasi quarant’anni. L’obiettivo dei ricercatori era valutare come i livelli di attività fisica cambiano nel tempo e se questa traiettoria possa anticipare l’insorgenza delle malattie cardiache.

Ma cosa si intende per declino dell’attività fisica?

Una riduzione graduale e continuativa della quantità e dell’intensità di movimento praticato nel tempo, che porta le persone a svolgere sempre meno attività moderata o intensa rispetto agli anni precedenti.

In termini pratici, significa che si cammina, corre o ci si allena meno spesso e con minore sforzo, fino a scendere sotto i livelli raccomandati per mantenere il cuore in salute.

Gli autori hanno analizzato l’attività fisica espressa in exercise units (EU): circa 300 EU corrispondono a 150 minuti settimanali di attività fisica moderata o intensa, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dai dati raccolti emerge un quadro chiaro:

  • l’attività fisica tende a diminuire in modo costante dall’età di 25 anni fino alla mezza età;
  • nelle persone che hanno successivamente avuto un infarto o un ictus, il calo inizia molto prima, con una curva discendente evidente già dodici anni prima dell’evento;
  • nei due anni che precedono l’evento cardiovascolare, la riduzione diventa ancora più marcata e si accompagna a un peggioramento della forma fisica e dei parametri metabolici;
  • dopo la malattia, chi ha avuto un evento cardiovascolare tende a rimanere meno attivo rispetto ai coetanei sani.

Questo andamento, spiegano gli autori, non è solo una questione di abitudine: spesso riflette processi biologici precoci che coinvolgono cuore, metabolismo e apparato muscolare. Il corpo comincia a “stancarsi” prima, anche senza che il soggetto ne sia pienamente consapevole.

Perché l’attività fisica tende a diminuire?

Il declino progressivo del movimento lungo l’età adulta è legato a diversi fattori:

  • cambiamenti fisiologici come la perdita di massa muscolare, l’aumento della fatica e la riduzione del metabolismo basale;
  • aspetti psicologici e sociali, tra cui lo stress lavorativo, la mancanza di tempo o di motivazione;
  • fattori preclinici, cioè segnali precoci di deterioramento cardiovascolare che riducono la tolleranza allo sforzo;
  • disuguaglianze socioeconomiche: nello studio, le donne afroamericane hanno mostrato i livelli più bassi di attività fisica in assoluto, sia prima sia dopo un evento cardiovascolare.

Secondo i ricercatori, riconoscere e contrastare questo declino precoce è una priorità di salute pubblica. Intervenire nei momenti in cui l’attività fisica comincia a ridursi – e non solo dopo la diagnosi – potrebbe cambiare radicalmente la prevenzione.

Attività fisica: come trasformarla in prevenzione

L’attività fisica regolare resta uno dei pilastri della salute cardiovascolare. Le principali linee guida internazionali consigliano di praticare almeno 150 minuti di attività moderata o 75 di intensa alla settimana, adattandoli alla propria età e condizione fisica.

Come sottolineano gli autori dello studio, mantenere il movimento nel corso della vita adulta aiuta a stabilizzare pressione, glicemia, lipidi e peso corporeo, riducendo drasticamente il rischio di infarto e ictus.

Risulta evidente come il corpo si presti a inviare segnali molto prima che compaiano i sintomi di una malattia cardiovascolare. Riconoscere un calo costante dell’attività fisica può essere il primo passo per prevenire gli eventi cardiaci e proteggere il cuore nel lungo periodo.


Fonti:

JAMA CardiologyCoronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA) Study