Paranoie e narcisismo

Pubblicato il 17 ottobre 2014 | Categoria: Featured, Psicologia, Psicologia e vita quotidiana

Sono patologie distinte ma spesso associate perchè chi è paranoico è spesso affetto anche da nevrosi narcisistica, anche se non è vero il contrario. In entrambi i casi si tratta di disturbi della personalità che possono avere conseguenze da gravi a molto gravi.

La personalità paranoica

Il paranoico tipo, nella nostra società, è lo stalker, anche se non bisogna pensare che tutti i paranoici siano, ispo facto, stalkers.
Il disturbo paranoico è dato dal rifiuto delle parti negative di sé stessi. Il paranoico se ne vergogna e ne è talmente ossessionato ed impaurito che le rifuta e le trasferisce al mondo esterno. Questo porta il paranoico a un modo di pensare estremamente rigido e costantemente proiettato su di sé, da cui l’associazione con il disturbo narcisista.

Il paziente paranoico non si fida di nessuno e si sente perseguitato da tutti e in qualunque ambiente: per strada, a scuola, sul lavoro, in famiglia. Questo modo di pensare diventa una gabbia che costringe la persona malata sempre più nella propria patologia con ossessioni, a volte in particolare su una certa persona, che possono trasformarlo in uno stalker.

I paranoici, se non hanno anche disturbi psicotici come essere convinti della fine del mondo a causa di un’invasione aliena, non sono facilmente individuabili perchè la patologia, spesso, non è completamente invasiva e permette di mantenere una certa capacità relazionale in modo da poter sopportare anche situazioni ambientali e di vita quotidiane. Il paranoico però non può sopportare di “provare vergogna” quindi situazioni che possono mettere in evidenza i suoi punti deboli e spesso reagisce, con improvvisi scatti d’ira o con comportamenti non convenzionali o pericolosi per gli altri, a situazioni che potrebbero metterlo alla prova. Questa sintomatologia può essere presente fin dalla prima infanzia.

Quello che contraddistingue il disturbo paranoico è che il paziente è talmente oppresso dal senso di colpa (per i propri errori, per le proprie debolezze…) da rifiutare completamente di accettarlo, rovesciandolo all’esterno fino a diventare malvagio per punire coloro sui quali ha rovesciato le colpe. Questo atteggiamento è rivolto anche verso il terapeuta. Il paranoico vive nel terrore di essere scoperto, ossessionato dalla paura che il terapeuta possa finire per scoprire la sua vera natura e lo rifiuti o lo incolpi, tanto che rabbia ed aggressività possono rivolgersi anche verso chi si sta interessando a lui.

Anche se esistono personalità paranoiche di tipo passivo, il più delle volte l’aggressività è preminente e viene spesso esercitata, anche come forma di potere e megalomania personale, nei confronti delle persone vicine, spesso sul proprio partner. Infatti anche se i soggetti paranoici sono per lo più incapaci di stabilire relazioni durature, qualora si trovino vicino a personalità remissive e/o deboli, riescono facilmente, prima con l’astuzia poi con l’aggressività e la violenza, a prendere il sopravvento ed asservire il partner. La necessità di manifestare il senso di sé e di scaricare le proprie colpe sugli altri porta il paranoico ad atteggiamenti non solo aggressivi ma anche a violenze fisiche incontrollabili e prolungate.

Nevrosi narcisistica

Spesso, come detto in apertura, al disturbo paranoico è associata la nevrosi narcisistica, indotta dal pensiero continuamente rivolto a sé stesso. Il comportamento del narcisista e del paranoico è però diverso nel modo di reagire alle situazioni sgradevoli. Mentre il paranoico, come visto, non può accertarle e le “esorcizza” in ogni modo possibile, anche con comportamenti aggressivi verso gli altri, il narcisista, una volta scoperto, non tenterà di fuggire e negare l’accaduto, quanto piuttosto lo minimizzerà quanto più possibile spostando il discorso in modo che siano evidenti gli innumerevoli altri meriti e qualità che ritiene di possedere.

Il narcisista, in altre parole, si piace così tanto da sentirsi un dio in terra e non può fare a meno di mettersi in mostra per cercare consenso ed adulazione.

La storia del narcisismo

Questa nevrosi fu studiata per primo dallo psicanalista austriaco Heinz Kohut, fondatore della “psicologia de Sé”. Lo studio di pazienti con nevrosi difficilmente inquadrabile, con i soli strumenti psicoanalitici freudiani, indusse Kohut ad indagare sul “senso del sé” che era la particolarità mostrata dai suoi pazienti finchè, nei primi anni 70′ del secolo scorso, il Sè divenne un autonomo oggetto di analisi, con una sua formazione, storia, vita e possibili patologie.

La psicologia del sé riconosce il sè in tutte le sue fasi evolutive, dalla nascita, con i bisogni primari ed il biogno di consenso materno, alle proprie azioni ed emozioni, all’infanzia con la scoperta della possibilità di utilizzare gli oggetti (periodo del sé-oggetto). In questa fase, partendo dall’oggetto-Sé, il bambino dovrebbe essere indotto dagli stimoli ambientali, soprattutto genitoriali, ad abbandonare il senso di onnipotenza posseduto alla nascita, necessario per soddisfare i suoi bisogni primari. Se gli stimoli non sono corretti, il bambino rifuta di accettare la nuova realtà e si rinchiude in sé, sviluppando il bisogno di conferme non sul “ciò che fa” ma sul “cio che è”.

Il sé, in questi e nei successivi passaggi, viene a poco a poco spostato sotto il controllo della coscienza, dove diventa sempre più solido ed onnicomprensivo. Questo atteggiamento non viene più abbandonato e porta chi ne è affetto ad essere privo della capacità di relazione con gli altri ed a considerare l’intero ambiente circostante come “inferiore” ed inadeguato rispetto alla propria, presunta, onnipotenza.

Cosa fare in caso di disturbo narcisistico di personalità?

Una domanda comune a tutti coloro che si relazionano con un narcisista. La risposta ce la dà il dr. Guglielmo Campione che dice: “Una persona narcisista patologica si riconosce da comportamenti “emotivi” o “drammatici”, oltre che da mancanza di empatia e altruismo da parte del soggetto. Il narcisismo patologico puo manifestarsi nelle varianti antisociale, borderline, istrionico/isterico. Il primo è caratterizzato da condotte delinquenziali predatorie e violente, il secondo da impulsività, abuso di droghe, instabilita dell’umore, difficolta relazionali marcate; il terzo dal prevalere di modalita drammatico teatrali di comportamento sociale. La vita relazionale con i narcisisti è difficile oltreché sterile in ragione del fatto che non si esiste per l’altro come persona, ma solo come strumento per l’esaudimento dei bisogni di potere, attenzione, cura, affetto, considerazione dei bisogni del narcisista. Lo/la stalker (molestatore/trice) è spesso un narcisista parologico. È fondamentale pertanto tutelare la propria dignità di persona e non derogare su questo, esplicitando che proprio perchè il soggetto narcisistico è ipersensibile alla svalutazione e alla disattenzione relazionale può altrettanto bene cercare di capire che effetto possono quest’ultime sortire sull’altro soggetto“.