Perché la vitamina D è importante dopo i 50 anni

Pubblicato il 1 aprile 2014 | Categoria: La terza età, Lifestyle

La vitamina D, con la quale si intendono tutti i composti che presentano l’attività biologica del calciferolo caratterizzati dall’essere dei derivati del ciclopentanoperidrofenantrene, è più comunemente nota a tutti come la vitamine del sole, in quanto il suo apporto nell’essere umano deriva principalmente dall’esposizione ai raggi solari, che consentono al nostro organismo di produrla.

Nonostante sia annoverata tra le vitamine, una volta trasformatasi in calcitriolo, che è la sua forma attiva, questa vitamina agisce come un ormone, in quanto è in grado di regolare diverse funzioni dell’organismo; si stima, infatti, che esistano ben mille geni, che sono reattivi alla sua azione benefica. La vitamina D si trova in pochissimi alimenti, come per esempio l’olio di fegato di merluzzo, il salmone e il tuorlo d’uovo; in caso di carenza, dunque, se l’esposizione solare non basta, è necessario utilizzare nella propria dieta degli integratori, che permettono di riportare i valori a dei livelli ottimali.

Soffrire di ipovitaminosi D può portare molteplici conseguenze, in quanto, come ha spiegato la Nutrizionista Valentina Fratoni La vitamina D svolge molte azioni benefiche quali assicurare il corretto assorbimento e mantenimento di calcio e fosforo utili per la salute delle ossa, ridurre la crescita delle cellule tumorali, migliorare la forza muscolare e controllare della risposta immunitaria. In base a ciò si può dire che è fondamentale nella prevenzione di processi patologici come osteoporosi, malattie cardiovascolari, alcune forme tumorali (tumore del colon e del seno), sclerosi multipla, diabete di tipo 1 ed anche malattie infettive come tubercolosi e perfino l’influenza stagionale. Il fabbisogno nell’adulto è di 10 µg/die ma vaia con l’età e se si è in stato di gravidanza. La può trovare naturalmente in salmone, aringa e sgombro), burro, uova, fegato e alcuni tipi di formaggi grassi”.

Quante persone al giorno d’oggi soffrono di ipovitaminosi D?

Si stima che nell’intero globo, al giorno d’oggi, a soffrire di carenza di vitamina D nel sangue siano circa 1 miliardo di persone. Questa carenza è riscontrabile in tutte le età e le etnie e ci sono nazioni in cui l’ipovitaminosi D si manifesta particolarmente rispetto ad altre. A soffrire maggiormente della carenza di questa sostanza sono le persone che abitano in Paesi distanti dall’equatore; cosa dovuta proprio alla minore esposizione ai raggi solari.

Questo fenomeno, decisamente molto diffuso nel mondo, suscita molta preoccupazione tra i medici, che conoscono molto bene le conseguenza della presenza di una quantità inadeguata di questa sostanza nel proprio corpo. Le ricerche condotte da molti studiosi negli ultimi dieci anni hanno portato alla conclusione che la vitamina D è capace di svolgere un ruolo protettivo contro diverse malattie; ancora di più di quanto già si sapesse in passato. La carenza di vitamina D, infatti, tra le tante cose, aumenta il rischio di malattie cardiache, di cancro, sclerosi multipla, tubercolosi e, soprattutto, osteoporosi e rachitismo, una malattia, quest’ultima, in cui l’inadeguata mineralizzazione del tessuto osseo provoca fragilità ossea e deformità scheletriche.

I medici raccomandano a tutti i soggetti adulti  di assumere almeno 15 microgrammi al giorno di vitamina D, che corrispondono, precisamente, a 600 UI; per gli anziani, invece, la dose è un po’ più alta e corrisponde a 20 microgrammi al giorno, ovvero 800 Ul. Ovviamente, un discorso a parte va fatto per i soggetti che non hanno possibilità di esporsi al sole, o perché abitano in località dove i raggi solari sono deboli o addirittura assenti, oppure per cause di forze maggiore. Necessitano, inoltre, di una maggiore quantità di questa sostanza anche le persone di colore e i soggetti obesi o in sovrappeso.

Ma quali sono i sintomi della carenza di vitamina D?

La maggior parte delle volte il deficit di vitamina D risulta essere assolutamente asintomatico; altre volte, invece, si manifestano alcuni sintomi, che anche se riscontrati, però, difficilmente vengono associati immediatamente a questa carenza.

I sintomi più frequenti per la carenza di vitamina D nel sangue sono:

  • aumento della fatica;
  • riduzione della forza muscolare;
  • dolori articolari;
  • debolezza ossea generalizzata;
  • aumento delle infezioni del tratto respiratorio;
  • aumento di infezioni intestinali o disturbi infiammatori.

Il modo migliore per sapere se si soffre di ipovitaminosi D, comunque, resta quello di tenere sotto controllo i valori tramite controlli adeguati che in seguito, se necessario, porteranno alla prescrizione, da parte del medico, di specifici integratori; soluzione adottata soprattutto nei casi di persone che hanno oltrepassato i 50 anni di età. Il modo più preciso per determinare la quantità di vitamina D presente nell’organismo è il test 25-idrossivitamina D. Nei reni, la 25-idrossivitamina D si trasforma nella forma attiva della vitamina.

La forma attiva della vitamina viene misurata attraverso il sangue. La forma attiva della vitamina D contribuisce a controllare i livelli di calcio e fosfato presenti nell’organismo. I valori normali variano da 30,0 a 74,0 nanogrammi per millilitro (ng/ml). Un livello inferiore indica carenza di vitamina D ed è necessario consultare il medico.

Perché la vitamina D è importante dopo i 50 anni?

Alle persone che hanno superato il cinquantesimo anno di età la carenza di vitamina D porta maggiori problemi, soprattutto per quanto riguarda l’osteoporosi. Come tutti ben sappiamo, infatti, con l’avanzamento dell’età le ossa diventano sempre più fragili e tendono a rompersi molto più facilmente; se a ciò aggiungiamo il fatto che la carenza di vitamina D favorisce l’osteoporosi e indebolisce la muscolatura, provocando maggiori caduta, si capisce l’importanza dell’assunzione di questa sostanza dopo una determinata età.

La vitamina D ha un ruolo più che noto nel mantenimento delle ossa; inoltre, aiuta ad incrementare la forza muscolare, che a sua volta previene le cadute, un problema che non va sottovalutato visto che molte volte, nei casi di persone anziane, queste possono provocare una disabilità o addirittura la morte. L’integrazione della propria alimentazione, con un dosaggio di 20 microgrammi di vitamina D al giorno, ovvero 800 Ul, riduce l’incidenza delle fratture di ben il 20%; dosaggi più bassi, invece, sembrano non fornire alcuna protezione.

Tornando all’indebolimento della muscolatura, infine, bisogna ricordare che anche il cuore è un muscolo e una carenza di vitamina D, dunque, può essere collegata ad una insufficienza cardiaca, a infarti, ictus e altre malattie cardiovascolari.